remove_action('wp_head', 'wp_generator'); Grossetocontemporanea Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola: la ricerca dell’ISGREC

Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola: la ricerca dell’ISGREC

I circa quattrocento volontari antifascisti toscani partiti per combattere la guerra di Spagna condividono con un gran numero di giovani europei prima la speranza, poi la disillusione per la sconfitta, l’internamento in campi della Francia, infine – non tutti, ma tanti – lo scatto di volontà, che li spinse a combattere nelle Resistenze italiana e francese. In questo senso, il valore del loro impegno sta anche nell’aver coltivato quella che allora appariva utopia, e cioè l’idea di un’Europa fondata su “valori così grandi, tutta la speranza di un’epoca, il bisogno di emancipazione, la pace stessa, la sorte dei popoli oppressi”, (lo aveva scritto uno di loro, Carlo Rosselli, nel 1937, poco prima di essere assassinato).

I volontari toscani, nello specifico, sono tanti, con una percentuale che si avvicina a quelle della partecipazione di regioni come l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto. Qualcuno è badilante, altri sono fabbri, meccanici, mosaicisti, fornai, falegnami, calzaioli o “lollaioli”, quelli che in campagna lavorano i chicchi dei cereali. Qualcuno fa il tipografo o l’insegnante. La maggior parte ha frequentato le elementari, ma c’è chi è laureato in legge. Gente per lo più umile, già testimone di sanguinarie azioni delle squadracce fasciste negli anni Venti e che allo scoppiare del conflitto lascia casa, famiglia, lavoro, per combattere contro Franco. Gente che parte per una guerra che non è sua, ma che percepisce come  la “guerra di tutto l’antifascismo contro tutto il fascismo”, come una lotta che annulla la tipicità del dittatore e combatte lo spirito di una dittatura europea. Da posizioni diverse (comunisti, repubblicani o anarchici), molti si ritrovano quindi uniti nella più fiera opposizione trasversale a quel “nuovo ordine europeo”, che regimi nazista e fascista stavano imponendo all’Europa dopo aver cancellato principi e regole della convivenza civile.

Tra loro anche qualche donna, troppo spesso oscurata dalle figure maschili e talvolta impegnata anche in prima linea. Tra loro anche toscani d’adozione, nati a Ravenna, Milano o persino Parigi, ma radicati con la famiglia in paesi più o meno grandi della regione. E in merito vanno chiariti i rischi insiti nella questione della quantificazione e va precisato che le scelte compiute per la classificazione dei “toscani” sono in ogni caso arbitrarie e hanno costretto i ricercatori dell’Isgrec, nel corso degli anni, a riflettere attentamente sulle categorie di identità e appartenenza delle comunità italiane all’estero. I volontari italiani, infatti, partono soprattutto dalla Francia, dopo un periodo più o meno lungo di esilio o emigrazione: sono fuoriusciti, trapiantati in mezza Europa, che talvolta ritrovano la propria italianità al momento di partire, o sui campi di battaglia di Irùn, Madrid, Pozuelo de Alarcón, proprio nell’atto di difendere la fragile Repubblica spagnola. Una piccola percentuale però parte clandestinamente anche dall’Italia, valicando le Alpi o attraversando con la barca il tratto di mare che li separa dalla Corsica.

Scelgono soprannomi o falsi nomi come “Giuseppe Bixio” (Muzio Tosi) o “Vittorio Sarpi” (Renato Bertolini). Si arruolano nelle colonne anarchiche o nelle brigate internazionali e verseranno un tributo di sangue altissimo. Per la maggior parte dei sopravvissuti poi ci saranno i campi del confino francese: fra i volontari toscani è documentata la permanenza nei campi del Roussillon (Argelès, Saint Cyprien, Barcarès) e in quelli di Vernet e Gurs. Proprio per questo oggi, grazie al contributo dell’Istituto storico di Grosseto, una lapide sui Pirenei al confine tra Francia e Spagna, all’interno del Museo della memoria dell’esilio de La Jonquera, “ricorda il passaggio dei brigatisti provenienti dalla Toscana, tra cui numerosi da Grosseto” e il doloroso cammino della Retirada da loro percorso nel febbraio 1939.

Storie di vita complesse, fra le oltre quattrocento che la ricerca condotta dall’Isgrec ha ricostruito nel corso di quasi sette anni di ricerca sulla guerra civile spagnola. Un percorso parzialmente finanziato grazie alla straordinaria opportunità offerta dall’attenzione del governo spagnolo verso la memoria di questo evento cruciale del Novecento europeo: l’Isgrec, infatti, fin dal 2006 ha partecipato ai bandi, rivolti a soggetti spagnoli ed europei, “para la concesión de subvenciones destinadas a actividades relacionadas con las víctimas de la guerra civil y del franquismo”; sono stati presentati, accolti e sostenuti nel corso del tempo, tre progetti dedicati alla partecipazione degli antifascisti toscani come volontari alla Guerra civile spagnola; ognuno, in varie forme, ha tentato di tenere insieme ricerca storica, divulgazione, memoria.

I risultati concreti di molti anni di ricerche sono:

  • la pubblicazione del sito internet bilingue sui volontari antifascisti toscani
  • la pubblicazione degli esiti della ricerca condotta grazie ai primi tre progetti nel volume “Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola”, a cura di Ilaria Cansella e Francesco Cecchetti
  • la pubblicazione di un documentario con la regia di Luigi Zannetti
  • tre convegni: nell’ottobre 2012, nel gennaio 2012 e nell’ottobre 2008
  • la presentazione del volume in varie città, tra cui si segnalano: Torino (Salone del libro) e Roma (fiera del Libro)

Al momento è in corso il quarto progetto, autofinanziato: è stato costituito all’inizio dell’anno 2013 un nuovo gruppo di ricerca, composto da Ilaria Cansella ed Enrico Acciai, entrambi già partecipi dei precedenti lavori, e coordinato dalla direttrice dell’Isgrec, Luciana Rocchi. L’Isgrec dimostra così un interesse forte e continuativo per un tema che nel corso degli anni ha contribuito ad aprire nuovi spiragli di ricerca sul piano locale e nazionale, ma che non tralascia l’ambito internazionale. Lo sforzo costante per il proseguimento della ricerca passa ora per l’ampliamento del tema specifico dei campi di internamento/concentramento francesi in cui gli ex delle Brigate internazionali, e fra loro toscani e grossetani, furono rinchiusi al momento dell’abbandono della Spagna ormai franchista, nel febbraio 1939.

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