remove_action('wp_head', 'wp_generator'); mostra – Grossetocontemporanea http://www.grossetocontemporanea.it Progetto "Crescere...Giovani!" | Innovazione, conoscenza, comunicazione Tue, 10 Sep 2013 08:29:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.2.8 La mostra “Le stragi nazifasciste nella provincia di Grosseto” http://www.grossetocontemporanea.it/la-mostra-le-stragi-nazifasciste-nella-provincia-di-grosseto/ Mon, 21 May 2012 13:41:03 +0000 http://www.grossetocontemporanea.it/?p=647 “Stragi nazifasciste nella provincia di Grosseto” è una mostra allestita dal XXXX nella Biblioteca dell’Isgrec; trae la sua origine dal progetto “Per salvare la memoria delle stragi nazifasciste in Italia, che la Regione Toscana dal 1999 ha promosso, coinvolgendo tutte le province toscane.

20130430_161327Guidati da un Comitato scientifico, molti ricercatori hanno esplorato biblioteche e archivi, per ricostruire eventi ed elaborare categorie interpretative.

Allestita in un momento in cui si era – lo si è ancora, per la verità, anche se la ricerca, almeno nel grossetano è andata avanti – ancora lontani da una visione d’insieme, ma anche da una conoscenza puntuale degli episodi, rimane tuttavia l’utilità dell’aver estratto dalla documentazione rintracciata qualche traccia degli eventi occorsi nella provincia di Grosseto nel periodo compreso tra il settembre 1943 e il giugno 1944, traccia che potrà essere utile a una interpretazione d’insieme, a una comparazione tra casi.

La memoria pubblica nel tempo ha consolidato il ricordo e la conoscenza degli episodi che sono apparsi i più tragici, per il numero delle vittime o le modalità dell’uccisione, e che hanno ricevuto una sanzione giuridica con un processo – così è stato per le vittime della Niccioleta e soprattutto per i Martiri d’Istia; non hanno invece trasmesso memoria, documentazione o immagini molti degli episodi “minori”. La cronologia ricostruita, infatti, documenta con sicurezza le stragi (uccisione di almeno 5 persone, secondo la definizione accolta da Enzo Collotti e Tristano Matta) ma riteniamo che sia incompleta per gli episodi di eccidio (uccisione da 2 a 4 persone) e per le uccisioni di singole persone.

Il contesto è quello di una guerra civile ma i lutti di cui si tratta qui non sono il prodotto degli scontri militari tra quanti avevano scelto di – o erano costretti a – combattere, piuttosto l’esito di un uso della violenza sulle popolazioni civili che ha caratterizzato qui e altrove la strategia complessiva delle forze militari tedesche, con la complicità e in qualche caso la diretta iniziativa delle autorità fasciste italiane.20130430_161422

La cronologia dall’ottobre 1943 al giugno 1944 ci offre l’evidenza di una crescita di intensità delle uccisioni di civili nella fase che precedette e accompagnò la ritirata delle forze militari tedesche. Quella che fu “pratica sistematica di un sistema di ordini” (Portelli), non esclude le responsabilità individuali, anche se “si inventò allora una parola nuova, befehlnotstand (impossibilità di disobbedire). Ormai sappiamo da diverso tempo che tale befehlnotstand non è mai esistito” (Klinkhammer).

  • 25 OTTOBRE A Santa Fiora (zona) un reparto di militari della RSI effettua un rastrellamento per catturare prigionieri australiani evasi. Uccide un civile, Pietro Nuti, che sta fuggendo armato.
  • 15 NOVEMBRE In località Riccetti (Massa Marittima) reparti tedeschi e militari della RSI rastrellano la zona d’azione della Camicia rossa e uccidono un colono.
  • 26 NOVEMBRE  Perquisizione nella fattoria Mazzoncini di Campo Spillo (Magliano). Successivo arresto di Tullio Mazzoncini, Albo Bellucci, Giuseppe Scopetani da parte di un distaccamento della Guardia Nazionale Repubblicana. Detenuti a Siena, i tre sono poi processati a Modena ed in seguito deportati a Mauthausen, dove Scopetani e Bellucci muoiono, il 22 aprile 1945.
  • 1-15 DICEMBRE A Montieri, dopo una dimostrazione di donne, che chiedevano la liberazione dei figli arrestati, due civili muoiono per mano di fascisti, su ordine del segretario del Partito Fascista Repubblicano locale.  
  • 1-15 MARZO  A Santa Fiora è ucciso dai tedeschi un colono che non ha risposto all’alt.  20130430_161354
  • 14 MARZO A Manciano, 5 renitenti alla leva sono fucilati da fascisti locali.
  • 22 MARZO   Rastrellamento a Monte Bottigli, condotto da: GNR (al comando del cap. De Anna), forze di P.S. (al comando del commissario Scalone), carabinieri, militi della brigata Ettore Muti, militi della Feldgendarmerie tedesca (al comando del ten. Müller). Sono arrestati 12 giovani renitenti alla leva; uno fugge, 11 sono fucilati da un plotone composto da italiani.
  • 5 MAGGIO A San Martino sul Fiora (Manciano) militari germanici della Wehrmacht  uccidono tre ex prigionieri di guerra inglesi ed un civile italiano (un colono) che li aveva ospitati.
  • 20 MAGGIO A Macchia Alta (Cinigiano) reparti della GNR fucilano un colono, colpevole di aver ospitato una pattuglia partigiana, che aveva disarmato il comando P.S. di Paganico  
  • 28 MAGGIO A Colle di Lupo (Magliano), il 27 maggio 4 partigiani sono arrestati da truppe tedesche, quindi portati a Manciano, legati con filo di ferro dietro ad un camion. Due di loro sono fucilati dietro al cimitero, il giorno 28 maggio.
  • 9 GIUGNO Ad Arcidosso, reparti tedeschi motorizzati irrompono in paese a caccia di partigiani. Uccidono, oltre ad un partigiano, quattro civili. La stessa sera,  aprono ancora il fuoco sui civili per rappresaglia e ne uccidono 1
  • 9 GIUGNO A Roccalbegna un reparto della GNR entra in paese ed apre il fuoco sulla popolazione   ferendo 2 civili, uno dei quali mortalmente.
  • 10 GIUGNO  Presso Scarlino, dopo un rastrellamento, da una colonna di militi fascisti in ritirata verso il Nord  viene ucciso un colono, Erminio Lelli. 
  • 11 GIUGNO A Roccalbegna un reparto tedesco entra in paese ed apre il fuoco. Muoiono quattro civili  e due partigiani: Imolo Bindi, Roberto Bizzarri, Santi Lazzerini, Ariberto Margiacchi, Pio Pierini, Livio Polemi (W. H. 14 A.). Fonti: C.M. s.957
  • 12 GIUGNO A San Leopoldo, presso Marina di Grosseto, truppe tedesche uccidono 6 civili, 2 uomini, 2 donne, 2 ragazzi, sospettati di aver aiutato ex prigionieri alleati e soldati sbandati. L’assassinio è accompagnato da furto. Nessuna fonte archivistica reperita lo descrive.
  • 12 GIUGNO A San Quirico di Sorano, viene ucciso dalle truppe tedesche con armi da fuoco un civile, Rolando Lombardi20130430_161458
  • 13 GIUGNO Nel comune di Sorano,  è ucciso dalle truppe tedesche con armi da fuoco un civile, Adamo Crisanti.
  • 13 GIUGNO A Niccioleta sono fucilati 6 degli oltre 100 minatori arrestati da un reparto di SS tedesche, con una presenza anche di SS italiane, comandato dal tenente Emil Block
  • 14 GIUGNO A Casteldelpiano truppe tedesche catturano 17 ostaggi in località San Biagio e ne fucilano 1. E’ una rappresaglia per l’uccisione di un militare tedesco.
  • 14 GIUGNO A Castelnuovo Val di Cecina (provincia di Pisa) sono fucilati 77 dei minatori, arrestati a Niccioleta il giorno precedente; 21 sono deportati in Germania.
  • 14 GIUGNO a San Quirico di Sorano, è ucciso un civile, Felice Tavani, da truppe tedesche
  • 14 GIUGNO A Cerreto di Sorano muore, ucciso dalle truppe tedesche, un civile, Francesco Zecchini
  • 15 GIUGNO A Ponte Ricci di Montemassi 4 uomini muoiono, uccisi dalle truppe tedesche
  • 15 GIUGNO A Semproniano, un civile, Mario Zannoni, è ucciso per rappresaglia dai tedeschi in ritirata.
  • 16 GIUGNO A Semproniano, è ucciso Azeglio Papini, da militari dell’esercito tedesco in ritirata.
  • 20 GIUGNO A Prata (Massa Marittima) dopo uno scontro tra la brigata Garibaldi Boscaglia e le truppe tedesche, i tedeschi uccidono due civili, mentre la popolazione è in fuga.  
  • 22 GIUGNO Militari tedeschi prelevano Norma Pratelli Parenti dalla sua casa a Massa Marittima  e la uccidono, dopo averla seviziata. Il giorno seguente il suo corpo straziato è rinvenuto in un luogo vicino.
  • 24 GIUGNO In località La Spina (M.M.ma) al podere Giuncaia una colonna della banda partigiana di  Mario Chirici trova 5 cadaveri e un vecchio che racconta che sono stati uccisi dalle SS.  
  • 26 GIUGNO A Gerfalco (Montieri) truppe di un reparto tedesco catturano 4 uomini della locale guardia armata, che sono condotti a Castelnuovo Val di Cecina e fucilati

20130430_161524Furono misure punitive, rappresaglie, azioni terroristiche per scoraggiare l’appoggio delle popolazioni ai partigiani. Un modo per spezzare l’apporto della Resistenza civile alla resistenza armata. La fenomenologia delle stragi, una volta compiutamente ricostruita, nel contesto di uno stillicidio di episodi in cui la “macchina della morte” colpisce uomini inermi di cui talvolta non è rimasto neanche il nome, ci restituirà un quadro accettabilmente chiaro, pur nella difficoltà di reperire documenti ed accertare l’attendibilità delle testimonianze.

La mostra si compone di 10 pannelli, divisi in sezioni tematiche: introduzione, il contesto storico, le stragi, la memoria, la giustizia.

 

Ricerca archivistica: Leonardo Mineo

Ricerca bibliografica: Antonio R. D’Agnelli

Ricerca storica e testi: Luciana Rocchi

Collaborazioni: Barbara Solari, Mirko Bonari, Nicla Capitini Maccabruni, Franco Dominici, Carlo Groppi

Fonti archivistiche da: Fondo CPLN, fondo CLN Manciano, fondo ANPI (Archivio ISGREC); Fondo CLN Massa Marittima (Archivio storico Comune di Massa Marittima); Archivio storico Comune di Roccalbegna; Archivio di Stato di Grosseto, Archivio Banchi, Archivio privato Groppi

Elaborazioni fotografiche: Marco Tisi

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La mostra nella Sala Consiliare del Comune di Massa Marittima http://www.grossetocontemporanea.it/la-mostra-nella-sala-consiliare-del-comune-di-massa-marittima/ Mon, 07 May 2012 15:22:46 +0000 http://www.grossetocontemporanea.it/?p=467 La sala consiliare del Comune di Massa Marittima, intitolata a Norma Parenti, ha sempre conservato alcuni ingrandimenti di foto tratte dall’archivio fotografico Banchi, che documentano la Resistenza massetana. Dal giugno 2006 lì è stata allestita una mostra permanente, che utilizza alcune delle immagini del fondo Banchi, ma contiene anche una ricostruzione storica degli eventi resistenziali e, separatamente, della strage nazifascista della Niccioleta.

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Le schede storiche sono state elaborate utilizzando fonti archivistiche e testimonianze orali, accanto a più recenti contributi storiografici relativi alla strage dei minatori di Nicioleta.

La mostra si compone di 5 pannelli sulla Resistenza massetana e 5 pannelli sulla strage della Niccioleta. La cura della mostra e la ricerca storico-archivistica sono di Luciana Rocchi e Barbara Solari, che hanno utilizzato foto provenienti dall’archivio fotografico Corrado Banchi di Massa Marittima e immagini tratte da un Combat film del National Archives Washington, nonché documenti e manifesti conservati nell’Archivio di stato di Grosseto, nell’Archivio storico del Comune di Massa Marittima e nell’Archivio ISGREC. Il progetto grafico è stato curato da Francesco Canuti.

I 5 pannelli sulla Resistenza a Massa Marittima intendono disegnare un quadro d’insieme del contesto in cui maturò e si sviluppò la lotta partigiana in questo territorio, lotta che ebbe caratteristiche peculiari in termini di vivacità e coinvolgimento di tutte le componenti sociali. Il percorso delineato dai pannelli vuole innanzitutto rendere conto dello straordinario sostegno della Resistenza civile alla Resistenza armata: il cibo e la protezione offerti dai contadini, i collegamenti assicurati dalle staffette, la solidarietà dei minatori, la complicità del clero, la disobbedienza della magistratura.

La mostra non trascura di delineare il contesto storico in cui maturò e si sviluppò la scelta di molti di prendere parte alla lotta armata contro i nazifascisti fin dalla proclamazione della RSI e dalla pubblicazione di “avvisi agli sbandati”, circolari, telegrammi ai podestà dei comuni annunciavano “l’inesorabile” per i disobbedienti e severe punizioni alle famiglie. Trovano spazio in questo contesto sia il famoso bando firmato da Almirante nel maggio del 1944 (ritrovato peraltro proprio nell’archivio del Comune di Massa Marittima), che annunciava la condanna a morte per renitenti alla leva e disertori, sia le disposizioni del comando militare tedesco, tese ad annientare le bande, che impedivano il controllo del territorio.

Ampio spazio è dato poi al contributo delle azioni militari dei partigiani massetani, compreso l’episodio più tragico e controverso, la “battaglia del Frassine”, il 16 febbraio del 1944 (l’epilogo di un rastrellamento condotto con grande dispiegamento di forze, sollecitato da una spia fascista), che portò alla perdita di 5 vite umane – Silvano Benedici, Pio Fidanzi, Otello Gattoli, Salvatore Mancuso, Remo Meoni – ma anche ad aspre polemiche sulla conduzione delle azioni militari da parte del comandante Chirici.

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Sono ricordate, oltre alle cinque vittime del Frassine, altri caduti della resistenza militare e civile: il tenente Alfredo Gallistru ed Elvezio Cerboni (entrambi medaglia d’argento al v.m.); la staffetta partigiana Norma Parenti, trucidata il 22 giugno 1944; i due sacerdoti Don Angelo Biondi e Don Ugo Salti, che si schierarono apertamente contro i nazifascisti.

In un pannello che ricorda le molte azioni dei partigiani massetani sono state inserite anche immagini di un Combat film girato dagli operatori americani (conservato nell’archivio ISGREC), che documentano il cammino della banda del Chirici verso Massa Marittima.

Anche i 5 pannelli sulla vicenda di Niccioleta intendono mettere a fuoco il contesto e le peculiarità di questa strage di civili, una delle più feroci compiute dai nazifascisti lungo la linea della ritirata dell’esercito tedesco, tale da configurare uno degli esempi più lampanti della strategia del comando supremo tedesco, tesa a scoraggiare, mediante la violenza, l’appoggio della pèopolazione ai partigiani. Molti degli 83 minatori uccisi da forze fasciste e reparti germanici (Wehrmacht o SS)  figuravano negli elenchi dei turni di guardia, decisi dagli stessi minatori per difendere gli impianti dalla furia devastatrice dei nazifascisti.

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Non è stata provata nessuna correlazione con uccisioni di soldati tedeschi da parte di partigiani, tale da configurare l’ipotesi di una rappresaglia.

Grande spazio viene dato nei pannelli sia alla ricostruzione storica degli avvenimenti, sia al radicamento nella memoria collettiva di questo episodio, dalle prime commemorazioni nel 1945, ai monumenti e lapidi sparse in tutto il territorio, dalle prime ricostruzioni di Zannerini nel 1945 a quelle di Bianciardi e Cassola, fino ad arrivare alla ricostruzione del Prof. Paolo Pezzino.

 

Indirizzo: Sala Consiliare “Norma Parenti”, via Perenti 69, Massa M.Ma

Orari: Apertura su prenotazione, solo per gruppi

Ingresso: gratuito

Contatti: Biblioteca di Massa M.ma, tel. 0566 902078 / 902089

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Il campo di concentramento di Roccatederighi: la mostra e il documentario http://www.grossetocontemporanea.it/roccatederighi_mostra_documentario/ Fri, 10 Sep 2010 07:26:14 +0000 http://www.grossetocontemporanea.it/?p=691 seminarioDal 1995, sulla sollecitazione di una grande mostra, che l’ISGREC espose a Grosseto nel 1995, opera di grande valore storico per la comprensione del razzismo fascista, ci si interrogò su quello che era accaduto nel territorio grossetano tra 1938 e 1944. Emersero subito alcuni dati, che dettero inizio al recupero di una memoria rimossa, quella delle persecuzioni antiebraiche, che ebbero il loro acme tra novembre 1943 e giugno 1944 e si conclusero con la deportazione ad Auschwitz di un gruppo di ebrei. Così accanto ai pannelli della “Menzogna della razza” furono esposti quelli di una piccola mostra, modesta nella forma espositiva, ma tale da suscitare il desiderio di andare ancora avanti e sommare a quelle prime informazioni dati più corposi e una ricostruzione più solida.  Le tappe del lungo percorso di ricerca sono testimoniate da una mostra e da una uscita dal locale, attraverso la partecipazione al gruppo di ricerca coordinato dallo storico Enzo Collotti, conclusosi con la pubblicazione dei due volumi, a sua cura, Ebrei in Toscana 1943-1945. Persecuzione, depredazione deportazione (Carocci, Roma 2007), in cui il saggio di Luciana Rocchi Ebrei nella Toscana meridionale delinea nei suoi tratti complessivi il carattere degli eventi che collocarono Grosseto tra le province in cui fu allestito un campo di concentramento per ebrei. Successivo, per la singolarità della fenomenologia del rapporto tra fascismo locale ed ebrei, un interesse di RAInews24 da cui nacque il documentario Roccatederighi campo di concentramento, con la regia di Vera Paggi e la consulenza storica di Luciana Rocchi. Nel frattempo, risale al 2002 l’allestimento di una mostra permanente, grazie al reperimento di nuovi documenti e al sostegno offerto dalla legge regionale toscana “Per salvare la memoria delle stragi nazifasciste in Toscana”. Da allora e fino al 2012 tutto il materiale, mostra e cataloghi, è stato esposto nella Stanza della memoria-biblioteca dell’ISGREC. Ora, per una scelta di valorizzazione di luoghi  della memoria, è stato trasferito a Roccatederighi, nella sede del Centro civico. Dieci pannelli descrivono le fasi della “persecuzione delle vite a Grosseto”, dalla Carta di Verona, all’ordine di polizia n. 5 al calvario che condusse  38 persone – questo è il numero che si è indicato, sulla base delle verifiche fatte – alla deportazione nei lager del III Reich. La mostra contiene documenti estratti da archivi grossetani – fondi Questura, Prefettura e Comune di Grosseto, depositati nell’Archivio di Stato, Archivio storico della Curia Vescovile –e dall’Archivio Centrale dello Stato. Un documento straordinario, di cui non abbiamo avuto l’originale, ma che abbiamo trovato riprodotto in una piccola, generica  pubblicazione locale, è il diario di un internato speciale, Azeglio Servi, facente funzione di rabbino a Pitigliano al momento degli arresti, che annota nel suo libro di preghiere i nomi e le date degli internati a Roccatederighi che partono, in due convogli, per Fossoli di Carpi e per Scipione di Salsomaggiore rispettivamente nei due convogli che condurranno quasi tutti i trasportati verso i lager. L’ultima pagina è una breve, toccante cronaca del momento della liberazione degli ultimi internati, nel giugno del crollo del fascismo repubblicano a Grosseto e dell’odissea della sua famiglia, che si ricompone, dopo il periodo delle peregrinazioni. Tra i suoi figli, alcuni erano nel campo con i genitori, altri si erano uniti alle bande partigiane della zona di Pitigliano, sottraendosi all’internamento e condividendo i rischi della fuga e dello schieramento antifascista, anche grazie all’aiuto di quanti, nelle campagne dei dintorni, hanno guadagnato con il coraggio di allora un posto tra i “Giusti delle nazioni”. Gli alberi che li ricordano nel giardino dello Yad Vashem, a Gerusalemme.,  sono stati piantati nel coro degli ultimi anni, anche grazie al recupero della memoria di quei fatti a Pitigliano, voluto con grande determinazione da Elena Servi, fondatrice dell’Associazione “La piccola Gerusalemme”, all’epoca bambina in fuga nella campagne insieme alla famiglia. Ma il lavoro di ricerca, la produzione culturale e la divulgazione didattica – visite guidate alla mostra, visite guidate a Roccatederighi, convegni e corsi di aggiornamenti per insegnanti – che è stato uno dei maggiori impegni dell’ISGREC nel corso di questi quasi venti anni, hanno contribuito a sottrarre all’oblio una pagina di storia che non deve essere dimenticata.

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