remove_action('wp_head', 'wp_generator'); Roccastrada – Grossetocontemporanea http://www.grossetocontemporanea.it Progetto "Crescere...Giovani!" | Innovazione, conoscenza, comunicazione Tue, 10 Sep 2013 08:29:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.2.8 PRESENZE FEMMINILI. “LE AMICHE DELLA MINIERA” DI RIBOLLA” (1951-1954) http://www.grossetocontemporanea.it/presenze-femminili-le-amiche-della-miniera-di-ribolla-1951-1954/ Thu, 10 May 2012 13:29:15 +0000 http://www.grossetocontemporanea.it/?p=638 Dopo una ricerca durata tre anni, finanziata dal Comune di Roccastrada, Barbara Solari ha pubblicato il volume Presenze femminili. ‘Le Amiche della miniera’ di Ribolla (1951-1954) (Edizioni Effigi).

La tragedia di Ribolla, lo scoppio della miniera il 4 maggio 1954, è stata studiata nel corso degli anni da molti punti di vista, dalla prima ricostruzione di Bianciardi e Cassola, I minatori della Maremma, fino ad arrivare alle molte pubblicazioni uscite in occasione del cinquantenario della sciagura, tra cui si segnala il volume collettaneo Ribolla, una miniera, una comunità nel XX secolo. La storia e la tragedia (Polistampa, Firenze 2005).

presenze femminiliIl recupero di importanti documenti e testimonianze, che raccontano la nascita e la breve vita dell’associazione delle “Amiche dei minatori”, ha reso possibile la ricostruzione di un tassello fondamentale delle lotte sindacali nel secondo dopoguerra in provincia di Grosseto: il ruolo giocato dalle donne. Dell’Associazione “Le Amiche della miniera” facevano parte madri, mogli, sorelle, figlie di minatori. Tutte lottavano con e per gli uomini, si esprimevano attraverso un linguaggio coerente con il “paradigma dell’emancipazione”, in una cornice condizionata dalle formule delle lotte sindacali e politiche degli anni Cinquanta, anche se non mancarono intuizioni che anticiparono una consapevolezza di genere. La ricerca ha messo in gioco un soggetto – le donne – implicato prima, durante, dopo la tragedia di Ribolla in modo totale, in termini di vissuto personale e in quanto gruppo sociale, e che è stato, fino alla pubblicazione di questo volume, il soggetto muto per eccellenza.

Oggetto di particolare attenzione è il ruolo chiave giocato dalle donne, alcune costrette dopo la tragedia ad assumersi la responsabilità di scelte forti per le loro vite (le “vedove della Montecatini”), ma anche cariche di significati che le trascendono, in bilico tra la difficoltà di tenere insieme il nuovo – la scoperta della dimensione politica – e la rilevanza dei compiti di cura e degli affetti.

Arricchisce il volume una sezione fotografica, contenente immagini in gran parte già note e pubblicate, ma talvolta senza dati spazio-temporali e contesti, significative comunque per l’impatto emotivo che ottengono. Come sempre nel lavoro dello storico, domande diverse “trasformano” le fonti ed averle estratte dall’insieme delle immagini che documentano la storia mineraria della Maremma e dal generale contesto di quel tragico 4 maggio del 1954, averle guardate a partire dal tentativo di dare coerenza e centralità ai passaggi attraversati dalle donne come soggetti di primo piano e non come appendice, le ha trasformate.

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Il campo di concentramento di Roccatederighi: la mostra e il documentario http://www.grossetocontemporanea.it/roccatederighi_mostra_documentario/ Fri, 10 Sep 2010 07:26:14 +0000 http://www.grossetocontemporanea.it/?p=691 seminarioDal 1995, sulla sollecitazione di una grande mostra, che l’ISGREC espose a Grosseto nel 1995, opera di grande valore storico per la comprensione del razzismo fascista, ci si interrogò su quello che era accaduto nel territorio grossetano tra 1938 e 1944. Emersero subito alcuni dati, che dettero inizio al recupero di una memoria rimossa, quella delle persecuzioni antiebraiche, che ebbero il loro acme tra novembre 1943 e giugno 1944 e si conclusero con la deportazione ad Auschwitz di un gruppo di ebrei. Così accanto ai pannelli della “Menzogna della razza” furono esposti quelli di una piccola mostra, modesta nella forma espositiva, ma tale da suscitare il desiderio di andare ancora avanti e sommare a quelle prime informazioni dati più corposi e una ricostruzione più solida.  Le tappe del lungo percorso di ricerca sono testimoniate da una mostra e da una uscita dal locale, attraverso la partecipazione al gruppo di ricerca coordinato dallo storico Enzo Collotti, conclusosi con la pubblicazione dei due volumi, a sua cura, Ebrei in Toscana 1943-1945. Persecuzione, depredazione deportazione (Carocci, Roma 2007), in cui il saggio di Luciana Rocchi Ebrei nella Toscana meridionale delinea nei suoi tratti complessivi il carattere degli eventi che collocarono Grosseto tra le province in cui fu allestito un campo di concentramento per ebrei. Successivo, per la singolarità della fenomenologia del rapporto tra fascismo locale ed ebrei, un interesse di RAInews24 da cui nacque il documentario Roccatederighi campo di concentramento, con la regia di Vera Paggi e la consulenza storica di Luciana Rocchi. Nel frattempo, risale al 2002 l’allestimento di una mostra permanente, grazie al reperimento di nuovi documenti e al sostegno offerto dalla legge regionale toscana “Per salvare la memoria delle stragi nazifasciste in Toscana”. Da allora e fino al 2012 tutto il materiale, mostra e cataloghi, è stato esposto nella Stanza della memoria-biblioteca dell’ISGREC. Ora, per una scelta di valorizzazione di luoghi  della memoria, è stato trasferito a Roccatederighi, nella sede del Centro civico. Dieci pannelli descrivono le fasi della “persecuzione delle vite a Grosseto”, dalla Carta di Verona, all’ordine di polizia n. 5 al calvario che condusse  38 persone – questo è il numero che si è indicato, sulla base delle verifiche fatte – alla deportazione nei lager del III Reich. La mostra contiene documenti estratti da archivi grossetani – fondi Questura, Prefettura e Comune di Grosseto, depositati nell’Archivio di Stato, Archivio storico della Curia Vescovile –e dall’Archivio Centrale dello Stato. Un documento straordinario, di cui non abbiamo avuto l’originale, ma che abbiamo trovato riprodotto in una piccola, generica  pubblicazione locale, è il diario di un internato speciale, Azeglio Servi, facente funzione di rabbino a Pitigliano al momento degli arresti, che annota nel suo libro di preghiere i nomi e le date degli internati a Roccatederighi che partono, in due convogli, per Fossoli di Carpi e per Scipione di Salsomaggiore rispettivamente nei due convogli che condurranno quasi tutti i trasportati verso i lager. L’ultima pagina è una breve, toccante cronaca del momento della liberazione degli ultimi internati, nel giugno del crollo del fascismo repubblicano a Grosseto e dell’odissea della sua famiglia, che si ricompone, dopo il periodo delle peregrinazioni. Tra i suoi figli, alcuni erano nel campo con i genitori, altri si erano uniti alle bande partigiane della zona di Pitigliano, sottraendosi all’internamento e condividendo i rischi della fuga e dello schieramento antifascista, anche grazie all’aiuto di quanti, nelle campagne dei dintorni, hanno guadagnato con il coraggio di allora un posto tra i “Giusti delle nazioni”. Gli alberi che li ricordano nel giardino dello Yad Vashem, a Gerusalemme.,  sono stati piantati nel coro degli ultimi anni, anche grazie al recupero della memoria di quei fatti a Pitigliano, voluto con grande determinazione da Elena Servi, fondatrice dell’Associazione “La piccola Gerusalemme”, all’epoca bambina in fuga nella campagne insieme alla famiglia. Ma il lavoro di ricerca, la produzione culturale e la divulgazione didattica – visite guidate alla mostra, visite guidate a Roccatederighi, convegni e corsi di aggiornamenti per insegnanti – che è stato uno dei maggiori impegni dell’ISGREC nel corso di questi quasi venti anni, hanno contribuito a sottrarre all’oblio una pagina di storia che non deve essere dimenticata.

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