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Sono stati identificati i luoghi di conservazione della “memoria femminile” sul territorio, in qualche caso scoperti giacimenti di notevole valore storico-archivistico. L’esplorazione degli archivi pubblici ha confermato un dato già acquisito da storiche e storici che si sono cimentati con la storia delle donne: l’agire femminile, pur registrato in questi luoghi, non ha lasciato solchi profondi; di qui la necessità di rivolgersi ad archivi di associazioni, partiti politici, sindacati, altri soggetti privati. Il quadro complessivo è sufficientemente ricco da soddisfare l’esigenza di un disegno d’insieme, seppure discontinuo: per alcuni periodi abbondanza di documenti, per altri veri e propri vuoti. Ricorrere ad archivi non locali avrebbe potuto colmarli, ma tra le scelte di fondo c’era anche la verifica di che cosa la memoria locale avesse saputo – e voluto – conservare.
I materiali sono stati raccolti e organizzati seguendo due criteri fondamentali intrecciati tra loro: quello cronologico e quello tematico. In tal modo si è inteso perseguire un duplice obiettivo: da un lato, offrire una prima mappa del materiale attualmente presente e consultabile negli archivi esplorati; dall’altro, fornire sia agli addetti ai lavori che ad un pubblico più ampio materiali inediti, utili a soddisfare curiosità ed a sollecitare ulteriori, successive ricerche.
Le introduzioni che precedono i tre capitoli hanno il carattere di semplice e breve guida alla lettura dei documenti, più in termini archivistici che storiografici. Si è voluto escludere un orientamento alla lettura di tipo interpretativo e limitare la cura al lavoro di selezione, in ogni caso già di per sé momento di scelte “orientanti”.
La tragedia di Ribolla, lo scoppio della miniera il 4 maggio 1954, è stata studiata nel corso degli anni da molti punti di vista, dalla prima ricostruzione di Bianciardi e Cassola, I minatori della Maremma, fino ad arrivare alle molte pubblicazioni uscite in occasione del cinquantenario della sciagura, tra cui si segnala il volume collettaneo Ribolla, una miniera, una comunità nel XX secolo. La storia e la tragedia (Polistampa, Firenze 2005).
Il recupero di importanti documenti e testimonianze, che raccontano la nascita e la breve vita dell’associazione delle “Amiche dei minatori”, ha reso possibile la ricostruzione di un tassello fondamentale delle lotte sindacali nel secondo dopoguerra in provincia di Grosseto: il ruolo giocato dalle donne. Dell’Associazione “Le Amiche della miniera” facevano parte madri, mogli, sorelle, figlie di minatori. Tutte lottavano con e per gli uomini, si esprimevano attraverso un linguaggio coerente con il “paradigma dell’emancipazione”, in una cornice condizionata dalle formule delle lotte sindacali e politiche degli anni Cinquanta, anche se non mancarono intuizioni che anticiparono una consapevolezza di genere. La ricerca ha messo in gioco un soggetto – le donne – implicato prima, durante, dopo la tragedia di Ribolla in modo totale, in termini di vissuto personale e in quanto gruppo sociale, e che è stato, fino alla pubblicazione di questo volume, il soggetto muto per eccellenza.
Oggetto di particolare attenzione è il ruolo chiave giocato dalle donne, alcune costrette dopo la tragedia ad assumersi la responsabilità di scelte forti per le loro vite (le “vedove della Montecatini”), ma anche cariche di significati che le trascendono, in bilico tra la difficoltà di tenere insieme il nuovo – la scoperta della dimensione politica – e la rilevanza dei compiti di cura e degli affetti.
Arricchisce il volume una sezione fotografica, contenente immagini in gran parte già note e pubblicate, ma talvolta senza dati spazio-temporali e contesti, significative comunque per l’impatto emotivo che ottengono. Come sempre nel lavoro dello storico, domande diverse “trasformano” le fonti ed averle estratte dall’insieme delle immagini che documentano la storia mineraria della Maremma e dal generale contesto di quel tragico 4 maggio del 1954, averle guardate a partire dal tentativo di dare coerenza e centralità ai passaggi attraversati dalle donne come soggetti di primo piano e non come appendice, le ha trasformate.
]]>Diverso è, invece, il percorso di Siro Rosi che in Spagna arriva con il Corpo Truppe Volontarie fascista: non si è arruolato per poi cambiare poi idea, si tratta di un piano ben preciso concordato prima di partire, per riuscire ad espatriare e arrivare in Spagna a combattere con i repubblicani. Rosi, infatti, passa la linea del fronte il 18 aprile 1937 e si arruola nella Brigata Garibaldi con cui combatte fino allo scioglimento. Come Trueba, Rosi partecipa alla difesa di Barcellona e viene in seguito internato nei campi francesi ma (mentre il Trueba chiede di essere rimpatriato, sconta il confino e arriva così a combattere alla testa dei partigiani di Grosseto) Rosi evade dal campo ed entra in contatto con i Francs-tireurs-partisansn con cui opera nella regione di Lione, prima di rientrare in Italia e ricoprire un ruolo di primo piano nel comando generale delle Brigate d’assalto Garibaldi.
Fra i grossetani impossibile poi non citare Etrusco Benci che si è arruolato con i primi gruppi di volontari internazionali all’interno della Colonna Lenin del POUM (il Partido Obrero de Unificacion Marxista) già nell’agosto 1936. Sarà in Belgio fra i 200 partigiani fucilati a Bruxelles nel tiro a segno nazionale il 12 giugno 1943 e riceverà la medaglia d’oro alla memoria. Italo Ragni, infine: l’anarchico di Campagnatico, soprannominato “Maremmano” come molti dei volontari grossetani e toscani, vive la difficile esperienza dell’esule costretto quasi a vivere lungo le frontiere per sfuggire alla polizia. La sua biografia è uno spaccato di quell’attività antifascista all’estero per cui molti volontari sono iscritti alla Rubrica di frontiera fascista. Fra i combattenti della Colonna italiana, è costretto dopo esser stato ferito a lasciare la Spagna nel maggio del 1937. Sarà in seguito internato a Gurs come politico estremista e, quindi, prelevato dai nazisti viene deportato in Germania, nel campo di Mauthausen dove morirà il 6 maggio 1941, anche lui caduto della guerra europea contro il fascismo cominciata in Spagna.
]]>Il fondo è composto da 43 buste dai contenuti molto vari, ma limitati esclusivamente agli anni dal 1944 al 1946. Si tratta di materiale in via di riordino: al momento della redazione di questa tesi, le carte non erano né ordinate né numerate. Esisteva solo la descrizione del 1975 che riportava sommariamente intitolazioni, cartulazione ed estremi cronologici dei singoli fascicoli, i cui riferimenti risultano spesso discordanti rispetto a quelli rilevati nel corso di una prima analisi della documentazione. Da una rapida ricognizione si è evinto che la maggior parte delle buste contiene carteggi fra il Cpln e le istituzioni pubbliche e private della provincia. Da segnalare la consistente presenza di documenti provenienti all’archivio della locale Federazione del Partito Nazionale Fascista (Pnf) e del Partito Fascista Repubblicano (Pfr).
In particolare, lo studio sfrutta l’ampia quantità di documenti relativi al tema dell’epurazione, concentrati in buste più o meno specifiche come la busta 7, divisa in tre filze, in cui sono raccolte circolari e carteggio con l’Alto Commissariato aggiunto per la punizione dei delitti fascisti, elenchi di appartenenti locali alla Guardia Nazionale Repubblicana (Gnr), denunce, verbali di perquisizione e mandati di arresto a carico di presunti fascisti; o come la busta 10 che, fra le carte le più varie, contiene un ampio carteggio concernente la creazione della Delegazione provinciale per le sanzioni contro il fascismo, voluta da Nenni nel 1945, e vari documenti riguardanti il passaggio di responsabilità del processo epurativo dagli alleati al Cpln e, in seguito, al Delegato provinciale dell’Alto Commissario per l’epurazione. Rilevante appare la busta 17, molto voluminosa, che raccoglie un vasto numero di elenchi di fascisti, stilati dal Cpln e dai Comitati di Liberazione Nazionale (Cln) locali (ad esempio, le liste dei segretari politici della Federazione grossetana del Pnf, degli iscritti al Pnf con le qualifiche di «marcia su Roma», «sciarpa littorio», «antemarcia», «squadrista», degli iscritti e delle iscritte al Pfr di Grosseto, dei componenti i direttori dei fasci di combattimento della provincia e degli appartenenti alla Gnr). Altre buste, ad esempio la 29, contengono documenti relativi al problema del rilascio dei nulla osta politici o la corrispondenza fra il Delegato provinciale dell’Alto Commissario per l’epurazione, il Cpln, i Cln locali della provincia, la Prefettura e la Questura riguardo alle richieste di informazioni a carico di iscritti al Pnf o al Pfr (ad esempio, nella busta 27 la filza 2 contiene più di trecento denunce pervenute dai Cln della provincia al Cpln). Infine, le buste dalla 31 alla 41 contengono i fascicoli personali degli iscritti locali al Pnf e le denunce a carico dei medesimi trasmesse alla Procura Reale di Grosseto (documenti dal 22/5/1944 al 17/5/1946, cc. 8.950).
Dall’Introduzione
L’importanza di un archivio quasi del tutto sconosciuto agli studiosi e così ricco di documenti risulta cruciale per il tema dell’epurazione che, per quanto riguarda la provincia di Grosseto, non è mai stato trattato in sede storiografica. In effetti, la posizione della Maremma sulla linea del fronte, a metà fra l’Italia centromeridionale liberata e l’Italia del Nord occupata, crea non poche difficoltà per uno studio specifico. Nella zona si sovrapponevano in maniera confusa tutti e tre i governi di fatto all’epoca esistenti, quello della Repubblica sociale italiana (Rsi), quello alleato e quello italiano, e le decisioni pratiche in materia di epurazione vanno interpretate sulla base di circolari di cui non è certa la reale applicazione. Inoltre, la situazione della provincia va analizzata anche in rapporto al forte ruolo rivestito dal Cpln che riuscì qui a imporsi come interlocutore privilegiato degli alleati e del governatore provinciale, il ten. col. R.A.B. Hamilton, in molti ambiti, fra cui quello epurativo. Ecco quindi che nell’archivio troviamo traccia di una commissione del Cpln per l’epurazione e l’assunzione che, fino alla creazione della Delegazione provinciale dell’Alto Commissariato per l’epurazione, sembrerebbe agire in piena autonomia rispetto al governo Badoglio e alle sue direttive. Proprio considerando tale confusione e sovrapposizione di responsabilità, il fondo in questione parrebbe poter offrire un valido punto di partenza per una ricerca sull’epurazione nella provincia, in quanto contiene […] numerosi documenti riguardanti i rapporti fra il Cpln, l’Allied Military Government (Amg) e il governo italiano, rappresentato in quest’ambito dal Delegato provinciale dell’Alto Commissariato per l’epurazione. Un’altra tematica che emerge con forza dallo studio dei documenti presenti nel fondo è quella relativa al legame esistente fra epurazione e ambito lavorativo: in provincia di Grosseto, l’epurazione non solo comportava licenziamenti e allontanamenti di impiegati, ma andava anche a condizionare le assunzioni, come appare evidente persino dal nome della commissione del Cpln, definita appunto «per l’epurazione e l’assunzione». Parte consistente dell’archivio, in effetti, è formata da procedure di nulla osta politici concessi a chi partecipava ai concorsi o faceva domanda di assunzione, e numerose denunce a carico di fascisti scaturiscono dall’accesa concorrenza per i posti di lavoro e dalla tendenza diffusa nella provincia a favorire nelle assunzioni i partigiani. Infine, un aspetto molto interessante […] è quello che concerne i rimandi ad altre fonti. L’archivio del Cpln di Grosseto, in effetti, presenta la caratteristica fondamentale di essere un fondo «ampliabile» perché […] esso è composto in gran parte da corrispondenza con altri enti sia pubblici che privati; ciò significa, in pratica, che le circolari diramate dal Cpln dovrebbero essere reperibili anche (o talvolta solo) presso l’archivio comunale, quello della Prefettura, quello dell’Anpi provinciale, e così via. La vastità delle relazioni intrattenute dal Cpln è solo ipotizzabile, i rinvii sono molteplici e ampia quindi è la quantità di documenti pertinenti all’epurazione recuperabili in questo modo. Basti pensare alla fitta rete di contatti quasi quotidiani intrattenuti dal Comitato con i Cln locali.
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Nel corso del lavoro, si è resa necessaria una suddivisione interna. Una prima partizione in cui è risultato utile dividere i testi rappresenta una sorta di premessa generale sul tema del fascismo e dell’antifascismo; la selezione operata ha caratteri soggettivi e dunque la sezione pur contenendo testi fondamentali come Intervista sull’antifascismo di Giovanni Amendola e il Dizionario del fascismo a cura di Victoria De Grazia e Sergio Luzzato deve per forza tralasciare gran parte dell’importante materiale presente nell’archivio. Una seconda selezione è stata effettuata per quel che riguarda la sezione sulla Resistenza; si tratta in questo caso di una scelta di testi generali sul fenomeno resistenziale che ne descrivono gli aspetti caratteristici e ne danno un interpretazione teorica. La sezione comprende opere importanti come Il Novecento e la Resistenza di Bruno Rodà o la Storia della Resistenza italiana di Roberto Battaglia, ma soprattutto opere che, come il Dizionario della Resistenza a cura di Enzo Collotti o l’Enciclopedia della Resistenza di Arrigo Boldrini, permettono di formarsi un quadro generale del fenomeno e forniscono una prima griglia interpretativa a chi si avvicina allo studio di questo momento storico.
Da questo punto in avanti ha inizio l’approfondimento verso i temi locali con tre sezioni a incastro che contengono i testi pertinenti alla Toscana, quelli relativi alla provincia di Grosseto e infine una –per ovvie ragioni- ristretta sezione sulla storia del comune di Roccastrada. E’ evidente come la sezione sulla Toscana tenda a fornire un quadro generale e comprenda testi fondamentali per capire le dinamiche regionali; la bibliografia è invece ampia e più dettagliata per quel che concerne la provincia di Grosseto. In questa sezione sono compresi non soltanto i testi pertinenti alla lotta partigiana in Maremma ma anche studi che fanno riferimento all’avvento del fascismo nella regione o alla lotta politica e operaia a partire dai primi del ‘900. Inoltre, è sembrato necessario inserire in questo elenco tutte le opere che permettono di ricostruire l’ambiente in cui le vicende resistenziali si snodano e, dunque, non potevano mancare tutti quei testi dedicati negli anni alla storia mineraria della regione e in particolare alle vicende del paese minerario di Ribolla (per esempio, l’opera di Maria Palazzesi Ribolla: storia di un villaggio minerario o il famoso I minatori della Maremma di Luciano Bianciardi e Carlo Cassola). Infine, per quel che riguarda Roccastrada, sono stati inseriti tutti i testi dell’Isgrec attinenti alla storia del paese. Oltre alle memorie di Amedeo Pecci e Aristeo Banchi la bibliografia comprende quindi anche l’opera di Ilario Rosati Roccastrada-Roccatederighi nella storia d’Italia 1898-1915-1921 in cui si narrano i fatti relativi alla strage del 24 luglio 1921. Inoltre, una sezione specifica comprende testi di storia locale più generale ovvero uno studio sulle Carte Fulceri, una storia dell’antropizzazione del territorio di Silvia Guideri e Fabrizio Boldrini e un opuscolo che ripercorre le vicende del locale Teatro dei Concordi attraverso il tempo.
Sia la sezione dedicata alla provincia di Grosseto che quella su Roccastrada comprendono inoltre un’appendice con quei testi generali che hanno al loro interno capitoli o paragrafi dedicati alla storia della Resistenza rispettivamente di Grosseto e Roccastrada e che, soprattutto per quel che concerne Roccastrada, rappresentano spesso un contributo significativo all’esiguo materiale disponibile (per praticità di consultazione si è preferito ripetere i titoli dei testi presenti anche in altre sezioni, specificando qui il riferimento preciso). Quanto al criterio di elencazione si è optato per l’ordine cronologico che permette di visualizzare a prima vista la persistenza dei temi trattati nel corso degli anni e la concentrazione su determinati aspetti di storia resistenziale in certi periodi specifici (e da qui potrebbe derivare un ampio lavoro di interpretazione delle cause che portano alla ribalta il tema o ne offuscano lo studio nel tempo). Va inoltre sottolineato come, alla fine del lavoro, siano risultate evidenti altre due suddivisioni interne possibili e utili: si è infatti palesata la presenza di una sezione uniforme di testi cosiddetti commemorativi, ovvero editi in occasione degli anniversari della Resistenza e delle celebrazioni relative (in particolare, ovviamente, in occasione del trentennale e del cinquantennale), con caratteri propri quali la pubblicazione ad opera di enti nazionali o di associazioni per la storia della Resistenza o quali il carattere celebrativo dei contenuti; inoltre, è parso opportuno per una più facile consultazione separare quei testi che contengono fonti o che si basano su di esse e le riportano. Per quel che riguarda la sezione sulla provincia di Grosseto, sono state inoltre aggiunte due voci, “Novellistica” e “Voci e memorialistica”, che racchiudono una selezione ristretta di opere altrimenti non catalogabili.
Escluse dalla bibliografia sono rimaste invece le fonti presenti nell’ampia emeroteca dell’Isgreg a carattere locale e non, nonchè le fonti video, e le testimonianze orali anch’esse disponibili presso l’archivio. Inoltre, non è stato inserito ma va qui citato per l’interesse che riveste un manoscritto risalente agli anni ’80 ad opera di Nicla Capitini Maccabruni che può rappresentare un cruciale contributo a un eventuale studio sulla Resistenza nella provincia di Grosseto in quanto riporta una cronologia dettagliata (giorno per giorno) degli avvenimenti nella provincia dal 1° settembre 1943 al 31 luglio 1944.
Bibliografia
Fascismo/Antifascismo
Resistenza
Scritti commemorativi
Scritti su e di fonti
Toscana
Grosseto
Voci e memorialistica
Novellistica
Scritti su e di fonti
Appendice: riferimenti alla Provincia di Grosseto
Roccastrada
Storia locale
Appendice: riferimenti a Roccastrada
Schede
«Il massacro di Roccastrada» in Danza macabra in Mimmo Franzinelli, Squadristi: protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, Mondadori, Milano 2003.
Mimmo Franzinelli dedica alcune pagine del suo libro (pp. 129-132) al racconto cronologico della violenza squadrista nel comune di Roccastrada, a partire dalle prime minacce fasciste dell’aprile del 21 fino alla rappresaglia del 24 luglio. La ricostruzione è ben documentata: l’autore riporta la lettera del fascista fiorentino Dino Perrone Compagni che richiede in toni sarcastici le dimissioni del sindaco dell’amministrazione socialista; il provocatorio messaggio si concretizza in una prima incursione il 1° luglio e nel sequestro del sindaco socialista Natale Bastiani, costretto a sottoscrivere l’impegno ad allontanarsi dal suo comune. Il sentore di una reazione della popolazione roccastradina porta alla seconda incursione del 24 luglio che evolve in una feroce rappresaglia (nove morti e l’incendio di 15 case) in seguito all’uccisione dello squadrista Ivo Saletti. Franzinelli cita le testimonianze contrapposte del fascista Dino Castellani, dell’ispettore generale della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, Alfredo Paolella, e degli amministratori di Roccastrada e si sofferma sull’inchiesta del Generale dei Carabinieri Ferré riguardo all’inerzia delle forze dell’ordine. Infine l’autore segue brevemente le vicende giudiziarie degli squadristi, fino all’amnistia del 1923, e l’istruttoria avviata nei confronti di alcuni comunisti e anarchici di Roccastrada.
Dopoguerra e fascismo in Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, I minatori della Maremma, Hestia, Cernusco c1995.
Nel volume di Luciano Biancardi e Carlo Cassola si narra la storia mineraria dei centri della Maremma e si analizzano le vicende politiche che si intersecano con la storia delle miniere. Nel capitolo Dopoguerra e fascismo i due autori si soffermano, in particolare, sullo sviluppo del fascismo nel grossetano e citano i fatti di Roccastrada (pp. 102-105) come esempio dell’espansione a raggera verso i centri minori della violenza fascista esplosa a Grosseto fra il giugno e il luglio del 1921.
L’incursione del 24 luglio a Roccastrada viene descritta con ricchezza di particolari, sottolineando come la morte di Ivo Saletti (da cui prese il via la rappresaglia) sia stata probabilmente causata dal colpo accidentale partito a un fascista ubriaco. Inoltre, vengono descritte le reazioni politiche: dal manifesto fatto affiggere da Dino Castellani prima di fuggire, alla deplorazione moderata dell’«Ombrone», dal silenzio connivente dell’«Etruria Nova» alla riprovazione strumentale di Mussolini (nel quadro della polemica che il duce conduceva in quel momento contro Grandi e compagni).
«Roccastrada» in Provincia di Grosseto, a cura dell’Amministrazione provinciale (presentazione di Lamberto Ciani, Presidente dell’Amministrazione provinciale) in 1943-1945, la Liberazione in Toscana: la storia e la memoria, testimonianze, ricordi dai comuni toscani (introduzione di Ivan Tognarini), Giampiero Pagnini-Aiccre, Firenze c1994.
Nella sezione dedicata alla Provincia di Grosseto è presente una scheda su Roccastrada (p. 130) che racconta in breve «“l’attenzione particolare” con cui il fascismo aveva trattato questa cittadina». Un accenno ai fatti del 1921 è seguito dalla storia della Brigata Garibaldi Antonio Gramsci di Roccastrada, comandata da Amedeo Pecci e Sady Basi, dalla sua formazione fino alla liberazione del paese il 19 giugno. Infine, il resoconto si sofferma con particolare attenzione sulla resistenza opposta dai partigiani e dalla popolazione, asserragliata nel paese, ai tedeschi in ritirata: dal 21 al 24 giugno 1944 (ingresso delle truppe alleate) i partigiani attaccarono le colonne nemiche, infliggendo loro gravi danni, e difesero il paese fino alla sera del 23 quando furono costretti a ritirarsi con la popolazione nelle campagne circostanti, abbandonando il paese alle devastazioni della vendetta nazista.
Parte della scheda sono anche i dati dell’abitato relativi alle elezioni amministrative del 24 marzo 1946, all’elezione per l’assemblea costituente del 2 giugno 1946 e al referendum istituzionale sempre del 2 giugno 1946.
Roberto Cantagalli, «Roccastrada. Cronaca di una strage» in La Maremma contro il nazi-fascismo, a cura di Nicla Capitini Maccabruni, Grosseto 1985.
Nell’antologia di testi a cura di Nicla Capitini Maccabruni è inserito questo capitolo di Roberto Cantagalli in cui è descritta l’incursione fascista a Roccastrada del 24 luglio 1921 e la rappresaglia effettuata dagli squadristi in seguito alla morte del loro compare Ivo Saletti.
La ricostruzione è ricca di particolari dal canto dei fascisti all’ingresso in paese all’esposizione su un camion, in mezzo a un tricolore, del corpo dello squadrista morto, dalla furia dei fascisti alla turpe rosa di colpi descritta sul petto di un mendicante storpio dagli assalitori.
Particolare biasimo è riservato al comportamento dei carabinieri di presidio in paese, ben tredici, che trincerati nella caserma non intervengono sostenendo di non avere forze sufficienti ma anche ai rinforzi giunti da Siena che concessero ai fascisti una scorta, al fine di «evitare nuove imboscate» sulla strada del ritorno.
Gaetano Salvemini, «La congiura militare» in Gaetano Salvemini, Le origini del fascismo in Italia (lezioni di Harvard), a cura di Roberto Vivarelli, Feltrinelli, Milano 1972.
In questo capitolo delle lezioni di Harvard, scritte da Salvemini nel 1943 negli Usa, si descrive nei dettagli, in riferimento all’ascesa della violenza fascista nell’estate del 1921, la vicenda della rappresaglia squadrista compiuta a Roccastrada il 24 luglio di quell’anno.
L’autore riporta la lettera intimidatoria scritta da Dino Perrone Compagni al sindaco socialista di Roccastrada e riferisce della prima incursione avvenuta il 21 luglio. Quindi dedica più di una pagina della sua importante opera al racconto dei fatti del 24 successivo, riportando anche l’articolo del corrispondente filofascista del quotidiano «Il Secolo» (datato 26 luglio 1921) con la lista dei nomi delle vittime.
Infine, Salvemini accenna agli strascichi giudiziari della vicenda, ovvero al mancato arresto dei fascisti responsabili del massacro e del loro capo Castellani e, al contrario, all’arresto e alla condanna dei tre “colpevoli” dell’imboscata (che l’autore non mette in dubbio ma attribuisce a tre contadini), nonché al fermo di altri cittadini di Roccastrada trattenuti senza motivo.
«Roccastrada» in Il fronte di guerra in Toscana in Luciano Casella, La Toscana nella guerra di liberazione, La nuova Europa, Carrara 1972.
Il capitolo indicato col titolo «Roccastrada» (pp. 194-199) è dedicato all’azione dei partigiani a Roccastrada (pp. 194-195), Massa Marittima e Scarlino, nonché alle operazioni di disturbo compiute dalle brigate locali contro le truppe tedesche che si ritiravano sull’Aurelia, sulla rotabile Gabellino-Siena e sulla rotabile Roccastrada-Monticiano.
Per quel che riguarda, la liberazione di Roccastrada viene riportata, quasi per intero, la Relazione generale della Brigata Garibaldi Antonio Gramsci che descrive nei dettagli gli eventi dal 21 al 24 giugno 1944 e le fasi della battaglia sostenuta dai partigiani roccastradini contro i tedeschi. Inoltre, vi sono alcuni cenni ai giorni immediatamente successivi all’entrata in paese degli alleati e la descrizione di un clima ancora teso con i partigiani che continuano ad attaccare i nazisti in ritirata, il ritrovamento dei corpi dei civili uccisi dai tedeschi sparsi per la campagna e la fucilazione di 37 dei soldati catturati dai partigiani.
L’evoluzione democratica di Roccastrada tra ‘800 e ‘900 attraverso le Carte Fulceri, Quaderni della Biblioteca Comunale “Antonio Gamberi” di Roccastrada, Grosseto 1999.
In questo opuscolo pubblicato dalla Biblioteca Comunale “Antonio Gamberi” di Roccastrada viene riportato il dibattito avvenuto in sede al convegno dal titolo “L’evoluzione democratica di Roccastrada tra ‘800 e ‘900 attraverso le Carte Fulceri”.
La prima relazione presente è quella del dott. Fabrizio Boldrini, responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Roccastrada, il quale sottolinea il valore di svolta di questi anni a cavallo fra ‘800 e ‘900 in cui Roccastrada passa dall’antico al moderno con la perdita di quegli usi civici e di quelle proprietà collettive che garantivano la sopravvivenza delle popolazioni. Ecco allora che nuovi conflitti si determinano nella cittadina: è questo il caso della vertenza medica, con la nascita del partito medico-radicale, e della partecipazione popolare spontanea in difesa degli usi civici (con episodi fantasiosi come la storia del Cucù o della processione in tempo pasquale allorché vennero insaponate le scale e i vicoli scoscesi del paese vecchio).
Si ha quindi la relazione del prof. Umberto Brunelli, autore del recupero delle Carte Fulceri, il quale, dopo una breve introduzione sui motivi che lo spinsero a cercare questi documenti e sulla loro importanza (alla luce della distruzione dell’archivio comunale di Roccastrada durante la seconda guerra mondiale), prosegue con l’analizzare il contenuto di queste carte, soffermandosi sulla questione del legnatico che interpreta come momento fondamentale di presa di coscienza del paese.
Silva Guideri e Fabrizio Boldrini, Contributi per una storia dell’antropizzazione del territorio di Roccastrada, Quaderni della Biblioteca Comunale “Antonio Gamberi”di Roccastrada, Grosseto 1999.
Si tratta di una sintetica ricostruzione della storia del territorio di Roccastrada e, più in generale delle Colline Metallifere, compiuta attraverso la ricostruzione e lo studio dell’andamento demografico della popolazione.
I due autori analizzano, infatti, l’antropizzazione della zona a partire dalla fine dell’età imperiale e fino a giungere agli anni ’60 e ’70 del ‘900 e lo interpretano come un movimento ciclico che portò gli abitanti di queste zone a fuggire dalla pianura alle colline in tempi di insicurezza e pericolo per poi ritornarvi ai giorni nostri, attratti dalle occasioni e dai servizi offerti dalla città.
In questo lungo ciclo, vengono analizzati con particolare attenzione alcuni fenomeni come l’incastellamento, sia spontaneo che diretto, e la nascita dei nuovi insediamenti industriali, legati allo sviluppo dell’attività mineraria (Ribolla) e alla conseguente espansione delle vie di comunicazione (Sticciano Scalo).
Michele Imbasciati, Il Teatro dei Concordi a Roccastrada, Quaderni della Biblioteca Comunale “Antonio Gamberi”di Roccastrada, Roccastrada 2002.
Il volume consta di due parti strutturali:
Ilario Rosati, Roccastrada-Roccatederighi nella storia d’Italia 1898-1915-1921, Pagnini e Martinelli, Firenze 2000.
In questo testo si analizzano tre momenti storici fondamentali della vita maremmana e cioè i “moti della fame” del maggio 1898 a Roccastrada, lo sciopero contro la guerra del maggio 1915 nel bacino minerario del massetano e in particolare a Roccatederighi e, infine (nella terza parte), i fatti di Roccastrada del luglio 1921.
Soffermandosi sulla terza parte del testo di Rosati, si nota come non vi sia solo una breve ricostruzione della strage del 24 luglio mentre l’autore si concentra a lungo sulle premesse politiche, a partire dagli scioperi del 1919 (e in particolare sulla polemica a Roccastrada fra socialisti e comunisti, seguita attraverso le pagine del «Risveglio»), e sulle reazioni a quell’avvenimento; nel testo vi è un’ampia rassegna stampa sui fatti di Roccastrada sia a livello nazionale («Avanti!», «Il Corriere della Sera», «L’Ordine Nuovo», «Il Popolo d’Italia», «Il Giornale d’Italia») sia a livello regionale («La Nazione», «Bandiera Rossa-Martinella», «La Scure») sia a livello locale («Etruria Nuova», «L’Ombrone», «Rinnovamento»).
Inoltre un intero capitolo viene dedicato da Ilario Rosati sia alle corrispondenze del «Buttero maremmano» (il comunista grossetano Marino Magnani) per «L’Ordine Nuovo», in cui si ha un’ampia rappresentazione della lotta politica in Maremma nei giorni precedenti e seguenti la strage di Roccastrada, sia alla polemica fra «La Bandiera Socialista» (settimanale che, stampato a Roma, rappresenta la voce dei dirigenti socialisti maremmani esiliati nella capitale dopo la chiusura del «Risveglio») e «L’Ombrone», attinente in particolare il lento cammino della giustizia.
Aristeo Banchi, Si va pel mondo: storie di fornai…di badilanti e partigiani: il Partito comunista a Grosseto dalle origini al 1944, a cura di Fausto Bucci e Rodolfo Bugiani, Arci, Grosseto c1993.
Questa autobiografia dell’antifascista grossetano Aristeo Banchi, detto il Ganna, si snoda dall’occupazione fascista di Grosseto fino alla sua liberazione e analizza la nascita del movimento resistenziale nella provincia maremmana da un punto di vista interno. Per quel che riguarda Roccastrada sono interessanti i capitoli:
Amedeo Pecci, Da Porto Longone a Sindaco di Roccastrada, s.d. (presumibilmente anni ’40).
In questa breve autobiografia Amedeo Pecci, Sindaco di Roccastrada nel periodo della ricostruzione, riporta gli avvenimenti della sua vita di antifascista e partigiano. Con toni commossi ricorda i compagni dei lunghi anni di carcere a Porto Longone, alle “Murate” di Firenze, ad Arcidosso e a Bagno a Ripoli presso Firenze e narra della sua fuga e della sua adesione al nucleo di renitenti organizzato presso Roccastrada da Sady Basi.
Attraverso le sue parole rivive la storia della nascita e delle gesta della brigata “Antonio Gramsci” (a cui proprio il Pecci dette il nome in ricordo del compagno che, come lui, aveva tanto sofferto nelle carceri fasciste).
In particolare, il commissario politico della formazione si sofferma sugli avvenimenti del giugno con l’assedio dei nazisti e la devastazione dell’abitato e conclude la sua narrazione con l’ingresso degli Alleati nel borgo devastato. Dell’accettazione del suo impegno come Sindaco lascia come testimonianza la frase significativa «ho ricostruito la mia vita, intendo di ricostruire Roccastrada».
]]>Fra le pubblicazioni, spiccano per rarità, almeno nel contesto delle biblioteche italiane, i numerosi testi relativi ai campi di internamento/concentramento del sud della Francia; si tratta di una ventina di volumi in francese, anche edizioni locali reperite presso le librerie di Perpignan e il museo del campo di Vernet nel corso dei viaggi di ricerca. Presso l’Isgrec sono inoltre presenti i principali strumenti necessari a chi si avvicina alla storia del volontariato italiano in Spagna: tutti i quaderni e le pubblicazioni dell’Aicvas, i principali Dizionari biografici editi in Italia, una selezione di tesi di laurea sull’argomento e alcune opere fondamentali come, ad esempio, l’ancora ineguagliata bibliografia di Nanda Torcellan (Gli italiani in Spagna: bibliografia della guerra civile spagnola, 1988). Va evidenziata anche la presenza presso la biblioteca dell’Isgrec di volumi rari come le autobiografie di Luigi Longo (Le Brigate internazionali in Spagna, 1956), Randolfo Pacciardi (Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna repubblicana, 1945) e Francesco Fausto Nitti (Il maggiore è un rosso, 1953). Cruciale, infine, è il costante aggiornamento della raccolta, che si accresce via via grazie all’acquisto tempestivo delle più recenti e dibattute pubblicazioni sulla guerra civile spagnola e all’abbonamento a riviste del settore, in primo luogo quello a «Spagna Contemporanea».
Anche per quanto riguarda i documenti d’archivio presenti in copia o in originale presso l’archivio Isgrec, occorre ricordare in primo luogo la documentazione raccolta presso gli archivi francesi. Si tratta di materiale di vario genere frutto delle ricerche svolte presso
– gli Archives Nationales de France a Parigi;
– gli Archives départementales des Pyrénées Orientales a Perpignan;
– gli Archives départementales de l’Ariège a Foix;
– la Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine di Nanterre.
Fra il materiale visionato all’estero e consultabile in copia in formato digitale a Grosseto va anche segnalato quello raccolto presso l’archivio del Ministerio Asuntos Exteriores a Madrid, mentre è stato un archivio italiano, la Fondazione Istituto Gramsci di Roma, a permettere la consultazione e la parziale trascrizione dei documenti del Fondo 545 delle Brigate internazionali di Mosca.
Sul piano locale, invece, i ricercatori hanno accuratamente riprodotto in formato digitale:
– i fascicoli personali del Casellario politico di molti volontari toscani e grossetani conservati presso l’Archivio di Stato di Roma;
– documenti vari raccolti presso l’archivio dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna di Milano;
– materiale concesso in copia dagli archivi di Stato di Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, oltre che dalla rete degli Istituti della Resistenza toscani.
Infine, l’archivio Isgrec si è arricchito nel corso degli anni di alcuni rilevanti archivi di famiglia, come ad esempio quello del volontario aretino Aureliano Santini depositato presso l’istituto dal 2011 e quello, recentemente acquisito in copia, del “Trueba”, il grossetano Angelo Rossi partito alla volta della Spagna con una piccola imbarcazione finanziata dagli antifascisti locali; fra i materiali di quest’ultimo fondo spiccano numerosi giornali d’epoca, sia italiani sia spagnoli, e alcune audio registrazioni dedicate in maniera specifica alla guerra di Spagna, attualmente in corso di digitalizzazione.
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I volontari toscani, nello specifico, sono tanti, con una percentuale che si avvicina a quelle della partecipazione di regioni come l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto. Qualcuno è badilante, altri sono fabbri, meccanici, mosaicisti, fornai, falegnami, calzaioli o “lollaioli”, quelli che in campagna lavorano i chicchi dei cereali. Qualcuno fa il tipografo o l’insegnante. La maggior parte ha frequentato le elementari, ma c’è chi è laureato in legge. Gente per lo più umile, già testimone di sanguinarie azioni delle squadracce fasciste negli anni Venti e che allo scoppiare del conflitto lascia casa, famiglia, lavoro, per combattere contro Franco. Gente che parte per una guerra che non è sua, ma che percepisce come la “guerra di tutto l’antifascismo contro tutto il fascismo”, come una lotta che annulla la tipicità del dittatore e combatte lo spirito di una dittatura europea. Da posizioni diverse (comunisti, repubblicani o anarchici), molti si ritrovano quindi uniti nella più fiera opposizione trasversale a quel “nuovo ordine europeo”, che regimi nazista e fascista stavano imponendo all’Europa dopo aver cancellato principi e regole della convivenza civile.
Tra loro anche qualche donna, troppo spesso oscurata dalle figure maschili e talvolta impegnata anche in prima linea. Tra loro anche toscani d’adozione, nati a Ravenna, Milano o persino Parigi, ma radicati con la famiglia in paesi più o meno grandi della regione. E in merito vanno chiariti i rischi insiti nella questione della quantificazione e va precisato che le scelte compiute per la classificazione dei “toscani” sono in ogni caso arbitrarie e hanno costretto i ricercatori dell’Isgrec, nel corso degli anni, a riflettere attentamente sulle categorie di identità e appartenenza delle comunità italiane all’estero. I volontari italiani, infatti, partono soprattutto dalla Francia, dopo un periodo più o meno lungo di esilio o emigrazione: sono fuoriusciti, trapiantati in mezza Europa, che talvolta ritrovano la propria italianità al momento di partire, o sui campi di battaglia di Irùn, Madrid, Pozuelo de Alarcón, proprio nell’atto di difendere la fragile Repubblica spagnola. Una piccola percentuale però parte clandestinamente anche dall’Italia, valicando le Alpi o attraversando con la barca il tratto di mare che li separa dalla Corsica.
Scelgono soprannomi o falsi nomi come “Giuseppe Bixio” (Muzio Tosi) o “Vittorio Sarpi” (Renato Bertolini). Si arruolano nelle colonne anarchiche o nelle brigate internazionali e verseranno un tributo di sangue altissimo. Per la maggior parte dei sopravvissuti poi ci saranno i campi del confino francese: fra i volontari toscani è documentata la permanenza nei campi del Roussillon (Argelès, Saint Cyprien, Barcarès) e in quelli di Vernet e Gurs. Proprio per questo oggi, grazie al contributo dell’Istituto storico di Grosseto, una lapide sui Pirenei al confine tra Francia e Spagna, all’interno del Museo della memoria dell’esilio de La Jonquera, “ricorda il passaggio dei brigatisti provenienti dalla Toscana, tra cui numerosi da Grosseto” e il doloroso cammino della Retirada da loro percorso nel febbraio 1939.
Storie di vita complesse, fra le oltre quattrocento che la ricerca condotta dall’Isgrec ha ricostruito nel corso di quasi sette anni di ricerca sulla guerra civile spagnola. Un percorso parzialmente finanziato grazie alla straordinaria opportunità offerta dall’attenzione del governo spagnolo verso la memoria di questo evento cruciale del Novecento europeo: l’Isgrec, infatti, fin dal 2006 ha partecipato ai bandi, rivolti a soggetti spagnoli ed europei, “para la concesión de subvenciones destinadas a actividades relacionadas con las víctimas de la guerra civil y del franquismo”; sono stati presentati, accolti e sostenuti nel corso del tempo, tre progetti dedicati alla partecipazione degli antifascisti toscani come volontari alla Guerra civile spagnola; ognuno, in varie forme, ha tentato di tenere insieme ricerca storica, divulgazione, memoria.
I risultati concreti di molti anni di ricerche sono:
Al momento è in corso il quarto progetto, autofinanziato: è stato costituito all’inizio dell’anno 2013 un nuovo gruppo di ricerca, composto da Ilaria Cansella ed Enrico Acciai, entrambi già partecipi dei precedenti lavori, e coordinato dalla direttrice dell’Isgrec, Luciana Rocchi. L’Isgrec dimostra così un interesse forte e continuativo per un tema che nel corso degli anni ha contribuito ad aprire nuovi spiragli di ricerca sul piano locale e nazionale, ma che non tralascia l’ambito internazionale. Lo sforzo costante per il proseguimento della ricerca passa ora per l’ampliamento del tema specifico dei campi di internamento/concentramento francesi in cui gli ex delle Brigate internazionali, e fra loro toscani e grossetani, furono rinchiusi al momento dell’abbandono della Spagna ormai franchista, nel febbraio 1939.
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Frutto di una lunga stagione di ricerche, il volume, curato da Ilaria Cansella e Francesco Cecchetti, vede la luce grazie al sostegno accordato da Ministerio de la Presidenzia della Spagna ai progetti dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea. Il volume si compone di saggi, che esplorano il lungo periodo dell’impegno dei volontari toscani, tra la militanza antifascista in patria o nell’emigrazione, partecipazione alla guerra e vicende successive, tra campi di concentramento della Francia del Sud, Resistenze, ritorni. Sono allegate al testo, in formato digitale, le schede biografiche dei volontari antifascisti toscani. Allo stato attuale della ricerca, sono state ricostruite 408 storie di vita, ma questo lungo lavoro ha l’umiltà di dichiarare la necessità di lasciare aperta la porta a ulteriori approfondimenti.
Pubblichiamo qui un video di presentazione, girato in occasione della presentazione del volume il 6 dicembre 2012 al salone del Libro di Roma, “Più libri, più liberi”
Prima di quel 26 aprile mai i bombardieri pesanti americani si erano spinti così a “nord” nei loro attacchi aerei e l’azione contro Grosseto può a tutti gli effetti essere considerata il primo bombardamento statunitense sul centro Italia nella storia del secondo conflitto mondiale. L’obiettivo degli americani era mettere fuori uso l’aeroporto militare e in particolare distruggere una scuola di addestramento per piloti di velivoli aerosiluranti che i tedeschi avevano creato nel 1942 proprio all’interno dell’aeroporto. Secondo le valutazioni dell’intelligence alleata questa scuola era il più importante centro logistico presente sul territorio italiano per la pianificazione degli attacchi con mezzi aerosiluranti contro i convogli navali statunitensi. Gran parte delle informazioni su questa scuola di addestramento, agli Alleati le aveva fornite un prigioniero di guerra tedesco che era stato catturato nell’autunno 1942 e che per diversi mesi aveva lavorato dentro all’aeroporto maremmano.
Questo era l’attacco programmato, ma durante il suo svolgimento 19 aerei del 301 B.G. armati di bombe a frammentazione devastarono il centro cittadino causando una paurosa strage di bambini che erano intenti a giocare sulle giostre di Piazza De Maria. Come facile intuire, ai soccorritori si presentò una scena da incubo, con i corpicini martoriati dei bimbi che vennero pietosamente recuperati e, solo quando possibile, ricomposti. I cadaveri vennero in parte accatastati nel vecchio ospedale, mentre altri furono messi sotto i portici del Comune.
Per molti giorni, dopo quel 26 aprile 1943, la strage delle giostre riempì i cinegiornali (si vedano a titolo di esempio quelli dell’istituto Luce C0351 e C0347) e le prime pagine dei giornali non solo dell’Italia ma di tutto il mondo. Il 28 aprile, per visitare i feriti e constatare di persona gli effetti di quell’attacco aereo, venne in visita ufficiale a Grosseto anche il Re, Vittorio Emanuele III. A metà maggio poi, prendendo spunto proprio dal caso di Grosseto, il Vaticano inviò una formale lettera di protesta al Presidente degli Usa Franklin Roosvelt per chiedere la fine degli attacchi aerei contro i civili. Roosvelt replicò a metà giugno con una lettera personale inviata a Papa Pio XII nella quale scrisse che i piloti americani facevano di tutto per evitare sofferenze ai civili, ma trovandosi spesso costretti a operare in aree ristrette e in avverse condizioni meteorologiche, era purtroppo inevitabile che potessero verificarsi degli errori. Ma la responsabilità di tutto questo, sosteneva, era solo e soltanto di Mussolini e della sua scellerata scelta di dichiarare guerra agli Stati Uniti.
Tra il 2008 e il 2010 il ricercatore dell’ISGREC Giacomo Pacini ha condotto una ricerca sul bombardamento del Lunedì di Pasqua interrogando archivi ancora inesplorati e rintracciando fonti inedite e fondamentali per la ricerca. I risultati del lavoro sono stati esposti in numerose iniziative pubbliche a Grosseto.
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