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1) National Archives and Record Administration (N.A.R.A.), College Park (Maryland).
2) Air Force Historical Research Agency, Chennault Circle (Alabama).
3) Public Record Office (P.R.O.), Londra (Richmond, KewGardens).
4) Archivio Storico Aeronautica Militare, Roma.
5) Archivio di Stato di Grosseto.
Nel fondo sono presenti alcune testimonianze. Ne pubblichiamo qui una:
Tra la documentazione proveniente dagli archivi americani vi sono anche foto inedite che mostrano dall’alto il bombardamento in atto il 26 aprile del 1943:


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Prima di quel 26 aprile mai i bombardieri pesanti americani si erano spinti così a “nord” nei loro attacchi aerei e l’azione contro Grosseto può a tutti gli effetti essere considerata il primo bombardamento statunitense sul centro Italia nella storia del secondo conflitto mondiale. L’obiettivo degli americani era mettere fuori uso l’aeroporto militare e in particolare distruggere una scuola di addestramento per piloti di velivoli aerosiluranti che i tedeschi avevano creato nel 1942 proprio all’interno dell’aeroporto. Secondo le valutazioni dell’intelligence alleata questa scuola era il più importante centro logistico presente sul territorio italiano per la pianificazione degli attacchi con mezzi aerosiluranti contro i convogli navali statunitensi. Gran parte delle informazioni su questa scuola di addestramento, agli Alleati le aveva fornite un prigioniero di guerra tedesco che era stato catturato nell’autunno 1942 e che per diversi mesi aveva lavorato dentro all’aeroporto maremmano.
Questo era l’attacco programmato, ma durante il suo svolgimento 19 aerei del 301 B.G. armati di bombe a frammentazione devastarono il centro cittadino causando una paurosa strage di bambini che erano intenti a giocare sulle giostre di Piazza De Maria. Come facile intuire, ai soccorritori si presentò una scena da incubo, con i corpicini martoriati dei bimbi che vennero pietosamente recuperati e, solo quando possibile, ricomposti. I cadaveri vennero in parte accatastati nel vecchio ospedale, mentre altri furono messi sotto i portici del Comune.
Per molti giorni, dopo quel 26 aprile 1943, la strage delle giostre riempì i cinegiornali (si vedano a titolo di esempio quelli dell’istituto Luce C0351 e C0347) e le prime pagine dei giornali non solo dell’Italia ma di tutto il mondo. Il 28 aprile, per visitare i feriti e constatare di persona gli effetti di quell’attacco aereo, venne in visita ufficiale a Grosseto anche il Re, Vittorio Emanuele III. A metà maggio poi, prendendo spunto proprio dal caso di Grosseto, il Vaticano inviò una formale lettera di protesta al Presidente degli Usa Franklin Roosvelt per chiedere la fine degli attacchi aerei contro i civili. Roosvelt replicò a metà giugno con una lettera personale inviata a Papa Pio XII nella quale scrisse che i piloti americani facevano di tutto per evitare sofferenze ai civili, ma trovandosi spesso costretti a operare in aree ristrette e in avverse condizioni meteorologiche, era purtroppo inevitabile che potessero verificarsi degli errori. Ma la responsabilità di tutto questo, sosteneva, era solo e soltanto di Mussolini e della sua scellerata scelta di dichiarare guerra agli Stati Uniti.
Tra il 2008 e il 2010 il ricercatore dell’ISGREC Giacomo Pacini ha condotto una ricerca sul bombardamento del Lunedì di Pasqua interrogando archivi ancora inesplorati e rintracciando fonti inedite e fondamentali per la ricerca. I risultati del lavoro sono stati esposti in numerose iniziative pubbliche a Grosseto.
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